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volte superiore ai 200 mg. giornalieri citati dai ricercatori di cui aveva letto i rapporti.
Dopo studi compiuti su più di quattrocento raffreddori presentati da 25 individui, in
maggioranza suoi pazienti, aveva rilevato che il trattamento con dosi elevate di acido
ascorbico era efficace nel 95 per cento dei casi.
Il sintomo più frequente del raffreddore, l'eccessivo colare di muco dal naso,
scompariva completamente con l'uso dell'acido ascorbico; gli altri sintomi come starnuti,
tosse, mal di gola, voce rauca e mal di testa, qualora si fossero manifestati, comparivano
in forma lieve. Riferì anche che neppure uno dei pazienti ebbe mai a soffrire di alcuna
complicazione batterica secondaria.
Nel suo articolo, Gildersleeve riferiva che già nel 1964 egli aveva scritto un altro
articolo in cui descriveva i risultati delle sue osservazioni: lo aveva inviato a undici
diverse riviste mediche, che lo avevano rifiutato in blocco. Un direttore gli scrisse che
sarebbe stato dannoso per la sua rivista pubblicare una cura utile contro il raffreddore,
affermando che le riviste mediche dipendono, per sopravvivere, dal sostegno fornito dagli
inserzionisti e che più del 25 per cento degli annunci pubblicitari era relativo a farmaci
brevettati per alleviare i sintomi del raffreddore o per il trattamento delle complicazioni
che da esso possono derivare.
Un altro direttore gli disse che respingeva l'articolo perché non conteneva la verità.
Quando Gildersleeve gli chiese perché, costui rispose: «Venticinque anni fa, facevo parte
di un gruppo di ricercatori che indagavano sulla vitamina C. Stabilimmo allora che il
farmaco non aveva nessuna validità contro il raffreddore». Non rimase per nulla impres-
sionato quando Gildersleeve replicò che la quantità di acido ascorbico che veniva usata
durante le prime ricerche corrispondeva solo a un venticinquesimo dell'ammontare mini-
mo necessario per ottenere un risultato significativo. Spiegando la ragione del titolo del
suo articolo, Gildersleeve lo concluse così: «... avendo io stesso lavorato come ricercato-
re nel campo, sono dell'opinione che ci sia un trattamento efficace, una cura per il raf-
freddore comune, e che essa venga ignorata a causa delle perdite economiche che deri-
verebbero alle case farmaceutiche, alle riviste mediche e ai medici stessi»”23.
Questo è quanto scrive Pauling. Ma un suo collaboratore, Mathias Rath, è molto più
preciso nell’indicare le responsabilità di questo ritardo culturale.
“Nei primi decenni del secolo scorso alcuni avvenimenti hanno segnato il destino
della medicina per almeno un secolo. All'inizio del ventesimo secolo il gruppo di
Rockefeller controllava già la maggior parte del commercio di petrolio negli Stati Uniti e
in molti altri paesi. Sulla base di questi trilioni di dollari di reddito, questo gruppo di
investitori ha trovato una nuova area di mercato: il corpo umano. Il profitto o il ritorno
su questo investimento dipendeva dalla brevettabilità delle medicine farmaceutiche
inventate.
I profitti da trilioni di dollari di questa nuova industria di investimento sono stati
usati per convertire sistematicamente la medicina in un commercio farmaceutico guidato
dall’investimento. Nel giro di pochi decenni, la medicina è caduta sotto il controllo di
questi gruppi di interesse attraverso la loro influenza nelle scuole di medicina, nei media
23 Linus Pauling, idem.
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