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Già nel 1937 A. Szent-Györgyi, lo scienziato che aveva isolato la vitamina C, disse
che le vitamine, usate in modo appropriato, potevano dare risultati fantastici nel miglio-
ramento della salute umana. Tuttavia anche oggi, a distanza di mezzo secolo, le autorità
mediche continuano a ignorare l'evidenza della validità di una dose ottimale di queste
importanti sostanze. Esse persistono nel raccomandare non più della dose supplementare
minima, stabilita dall'esperienza clinica più di mezzo secolo fa, quella cioè necessaria a
prevenire le malattie derivanti da deficienze vitaminiche nella dieta. I loro consigli osta-
colano una più profonda conoscenza da parte della gente e la pratica di un nuovo meto-
do di alimentazione”21.
Pauling racconta che nel 1969 fu al centro di una controversia sull’uso della vitamina
C nel raffreddore. Questo episodio è un esempio di come personaggi “autorevoli” possano
sviare le persone dalle giuste scelte attraverso spudorate menzogne.
“Mi si citava come sostenitore dell'uso di grandi dosi di vitamina C. Il dottor F. J.
Stare, allora capo del Dipartimento dell'Alimentazione alla Scuola della Salute Pubblica
di Harvard, che veniva presentato da Mademoiselle (una rivista, n.d.a.) come uno dei
grandi dell'alimentazione, fu chiamato a confutare la mia opinione in proposito. Si ci-
tarono le sue parole: «La vitamina C e i raffreddori: fu dimostrato falso vent'anni fa. Vi
parlerò solo di uno studio molto accurato. Su cinquemila studenti dell'università del
Minnesota, a una metà furono distribuite grandi dosi di vitamina C, all'altra un placebo.
Furono poi seguiti, dal punto di vista medico, per due anni e non fu riscontrata differenza
alcuna nella frequenza, intensità o durata dei raffreddori cui erano soggetti. Certo,
riserve di vitamina C vengono consumate per la cura di infezioni massicce e persistenti,
ma non per raffreddori che durano una settimana».
Lo studio a cui il dottor Stare faceva riferimento era stato condotto da Cowan, Die-
hl e Baker; l'articolo con i loro risultati fu pubblicato nel 1942 (vedi capitolo 13). Quan-
do lessi questo articolo, scoprii che l'indagine aveva coinvolto soltanto quattrocento stu-
denti, e non cinquemila, era durata sei mesi, e non due anni, e comportava l'uso di soli
200 mg. di vitamina C al giorno, che non è una grande dose. Inoltre, i ricercatori riferi-
rono che ciascuno degli studenti a cui veniva distribuita la vitamina C aveva accusato il
31 per cento in meno di giorni di malattia, rispetto a coloro cui non era stata sommini-
strata”.22
Per la verità gli studi sulla vitamina C nella prevenzione delle malattie in generale so-
no stati molti e dimostrano, senza ombra di dubbio, la sua efficacia (v. pag. 9). Ma eviden-
temente già a quel tempo l’acido ascorbico dava fastidio a qualcuno...
Un altro esempio.
“Nel numero di luglio-agosto 1967 della rivista Fact, apparve un articolo intitolato
«Why Organized Medicine Sneezes at the Common Cold» (Perché la medicina ufficiale fa
beffe del comune raffreddore). Questo articolo era firmato da un certo dottor Douglas
Gildersleeve, evidentemente uno pseudonimo usato per evitare le conseguenze di aver
scritto «un'eresia» su di un giornale a diffusione popolare. L'autore riferiva che egli
sopprimeva i sintomi del raffreddore facendo un uso di vitamina C di venti o venticinque
21 Linus Pauling, idem.
22 Linus Pauling, idem.
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